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Impianto di Illuminazione

La prima azienda per l'energia elettrica in Italia è stata fondata verso la fine del 1800 e dal 1907 ebbero inizio i primi impianti di illuminazione. Nella nostra frazione di Coldipastine, Domenico Buratti ricorda che l'impianto di illuminazione fu realizzato dalla ditta Morosi verso la fine degli anni 20 tra il 1925 ed il 1930 con una spesa di cento lire a famiglia. Prima di allora si usava l'acetilene, una lampada a carburo, particolarmente utilizzata nelle miniere.   

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L'acetilene, come si può vedere osservando la figura accanto, era formata da due recipienti, quello inferiore serviva per contenere il carburo, mentre quello superiore era pieno di acqua. Una rotella regolava la caduta dell'acqua che a contatto con il carburo produceva un gas. Il  tubicino che si vede sulla parte superiore faceva uscire il gas, il cui flusso poteva essere  regolato. Bastava avvicinare un fiammifero acceso e la luce più o meno forte veniva sviluppata da quel forellino. Il gancio serviva per poterla posizionare, secondo esigenza, spesso al centro di una stanza ad un chiodo conficcato nella trave.     

L'avvento della energia elettrica, nella nostra frazione di Coldipastine, come si può facilmente immaginare, fu accolta con gran gioia e in breve tempo si realizzarono, all'interno di ogni abitazione, impianti a vista con filo a treccia fissato su supporti di porcellana chiodati sul muro o sui travi di legno. Anche gli interruttori, le prese  e i portalampada erano di porcellana, cosi pure i supporti di derivazione. In ciascuna abitazione era installato un contatore che misurava il relativo consumo ed all'uscita di questo, la cosi detta "tabacchiera" una scatola contenente due fusibili formati da un filo sottile fissato con  due viti sul coperchio della scatola, serviva ad evitare incendi in caso di corto circuiti. Il voltaggio era di 125 volt e la potenza concessa era di 500 Watt per ogni abitazione. La linea esterna ad alta tensione arrivava fino ad un palo situato in prossimità del primo ponticello dopo l'imbocco della strada che porta alla frazione Coldipastine passando per la contrada dei Brilli. Su questo palo era fissato un grosso trasformatore che provvedeva alla trasformazione da alta a bassa tensione. La linea di bassa tensione saliva da quel palo direttamente verso Coldipastine poggiando su alti pali di legno fino alla prima abitazione. Da qui poi due fili singoli  fissati su dei supporti di vetro o di porcellana sorretti da ganci di ferro murati sulle pareti delle case, percorrevano tutta la frazione. L'utilizzo da parte delle famiglie era unicamente per uso illuminazione poiché non vi erano elettrodomestici di nessun tipo. Le lampade utilizzate erano da 15 o da 25 watt ma la differenza di illuminazione rispetto all'acetilene o, ancor più alla candela era sicuramente notevole. All'inizio e specie in inverno, si verificavano spesso delle interruzioni e così si ricorreva all'utilizzo della vecchia acetilene o della candela. Questo sicuramente fu un evento di grande comodità ma l'utilizzo era molto controllato e limitato al massimo. Dopo la seconda guerra mondiale mio zio Adolfo acquistò una radio, era la prima a Coldipastine, e così ogni giorno, le persone più anziane, ascoltavano il giornale radio. Iniziava così un contatto verso il mondo esterno e le notizie davano spunto a commenti e discussioni, specialmente quelli politici e quelli relativi alle previsioni del tempo. La controversia, per quest'ultimo argomento era particolarmente vivace poiché ciascuno interpretava la notizia a  modo suo.  Per quanto attiene alla illuminazione esterna con lampioni ci sono ricordi contrastanti poiché alcuni dicono che fu realizzata prima di quella interna alle abitazioni e altri invece asseriscono che la cosa fu contemporanea.  Probabilmente questo evento sarà dettagliato nei registri del comune di Sarnano.

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