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Natale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il sentimento più elevato per la nascita di Gesù veniva trasmesso, dai più anziani ai giovani figli e nipoti in modo completo, coinvolgente e misterioso allo stesso tempo. Gli uomini, i Papà o anche i più giovani,  che si trovavano lontano, per ragioni di lavoro, usavano tornare a casa almeno per quei giorni. Nel rispetto anche di un vecchio proverbio che recitava: "Carnuà dò che te tròi, Natà a ccasa tua, se pòli". Modificato poi con il più noto detto: Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi.  Grandi erano i festeggiamenti per la festa e per quei ritorni a casa dopo più di un mese di lontananza. Era una tradizione profondamente rispettata che le famiglie in questo particolare giorno si riunivano attorno al tavolo. La festività iniziava con il cenone della vigilia. Alle prime ore della sera, circa un'ora e mezza dopo il tramonto, si dava inizio alla ricca cena " lu cenò". Per una volta nel corso dell'anno il menù era pressochè uguale in tutte le famiglie della frazione. L'unica differenza poteva essere la quantità del cibo, per ovvie ragioni di disponibilità. Si dava inizio con la pasta di magro, maccheroni con il sugo delle sardelle e dello sgombro o spaghetti con alici e tonno; Subito dopo il risotto con calamari e seppie; La minestra di ceci con soffritto di olio ed aglio ed il rosmarino;  Il baccalà in umido  con le paccucce i fichi secchi e l'uvetta secca "vaccalà in   ùmmedo". Le fritture dei broccoli e del baccalà "de li vròcculi e de lu vaccalà"; Si concludeva con le castagne e la pizza "la pizza de Natà" a base di noci, fichi secchi e uva passa. Questi tre incredienti, tra l'altro, sono sempre presenti nelle pizze o dolci di Natale, non soltanto in questo luogo e non per puro caso. La noce, infatti, è una delle piante associate alla Grande Madre, simbolo di rigenerazione; Il fico è legato al culto del Dio Dionisio che vegliava sulla fertilità di piante e di animali. L'uva passa, frutto della vite, da cui rinacque lo stesso Dionisio dopo essere stato fatto uccidere da Era moglie di Zeus . In alcuni luoghi, in tempi molto lontani, la sera della vigilia, dopo la cena, si usava lasciare la tavola parzialmente imbandita perchè si credeva che la Madonna ed il Bambino sarebbero passati a benedire la casa ed il cibo. Nel  camino ardeva  il ceppo di Natale, "gròssu ciòccu" che   simboleggiava il sacrificio di Cristo per la salvezza degli uomini. Si aspettava la mezzanotte ricordando qualche persona scomparsa di recente o raccontando dicerie del passato talvolta anche cariche di aspetti di spavento e di misteri. Alcuni giocavano a carte, altri a tomboletta mentre  la donna di casa si anticipava il lavoro per il pranzo del giorno dopo e avere cosi la possibilità di andare alla messa. Tutti volevano andare alla messa, specialmente le donne e le ragazze con i loro fidanzati o in comitiva per farsi notare. Non poche erano però le difficoltà da superare per soddisfare questo desiderio. Per ragioni economiche non tutti avevano gli indumenti adatti per uscire di casa ed andare alla messa.  A volte, fra ragazze di una stessa famiglia, bisognava trovare un accordo, uscivano a turno indossando quasi completamente le stesse cose in momenti diversi. 

Il pranzo di Natale, ricco di pietanze e di sapori come il cenone, iniziava  dopo aver recitato una preghiera. I genitori trovavano sotto il piatto la letterina di Natale con la quale i bambini si impegnavano ad essere buoni con la speranza di ricevere una ricompensa per poter giocare a tombola.

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