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Il Telaio

Il telaio era una complessa armatura in legno utilizzata per fare le lenzuola a mano.  Una di quelle attivitÓ ad uso familiare che si effettuavano, in modo particolare, durante il periodo invernale e specialmente quando la pioggia, il freddo o la neve, consigliavano di restare in casa. Naturalmente quando si approssimava il tempo del lieto evento del matrimonio di una ragazza, qualsiasi momento era buono. La mamma o la ragazza stessa si alternavano con passione a manovrare il telaio per completare il corredo. Passando per strada si sentiva il rumore inconfondibile del telaio e il canto gioioso della ragazza di turno. Nella nostra piccola frazione poche famiglie possedevano un telaio ma tutte, in qualche modo, potevano usufruirne. Il lavoro con il telaio veniva effettuato soltanto per uso familiare e non per commercio. Lo scopo era quindi di risparmiare e di avere un prodotto, una dote di matrimonio, fatto con le proprie mani o da qualcuno della famiglia.

Quello che vedete qui in questa foto Ŕ il telaio a navetta. La navetta Ŕ una tavoletta di legno incavato la cui forma corrisponde al nome attribuitogli, come si pu˛ osservare nella foto accanto. Nella parte incavata veniva disposta la spoletta con il filo. Si lanciava  manualmente la navetta tra le trame dei fili separati tra loro, pari e dispari, posizionati alternativamente sul lato superiore o inferiore, per mezzo del movimento dei pedali. Si pressava con il pettine, il filo srotolato dal passaggio della navetta, in modo da formare un intreccio di fili ed ottenere un tessuto uniforme e molto resistente. La preparazione di tutte le matasse dei fili era lunga e complicata, cosi pure il tiraggio degli stessi.

Con lo stesso principio oggi, con telai del tutto automatici, si ottengono tessuti pi¨ o meno pregiati di dimensioni molto maggiori e con tempi notevolmente inferiori.  

Leggetevi la poesia di Egidio Mariotti  cliccando su: "Lu TelÓ" - Questa poesia Ŕ stata premiata nel 1983 -  2░ classificata al primo premio letterario "Il faro d'oro" di Pedaso (AP);  nel 1984 -  1░ classificata al "primo premio regionale dialetti d'Italia a Catania".

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