<<<back                                                     Trebbiatura

Era senza dubbio il momento più atteso nel laborioso processo della raccolta del grano.  Anche questo era un lavoro di gruppo, tutta la frazione era coinvolta. Il primo ostacolo da affrontare era la strada che dal ponte dei Brilli inizia a salire in modo repentino e il trattore da solo non aveva abbastanza potenza per superare l'ostacolo. Si organizzava una squadra di vacche o buoi agganciati al timone della trebbia  che con urla e frustate riuscivano a far salire il pesante mezzo fino  al colle (Coldipastine). Il secondo ostacolo era l'altezza dell'arco, troppo basso per il passaggio della parte anteriore della trebbia, marcatamente più alta, come si può ben notare nella prima foto in alto. La soluzione che si adottava per questo inconveniente era di inserire due ruote più piccole anteriormente alla trebbia e di scavare due solchi sotto l'arco tali che con il passaggio delle ruote,  la trebbia si abbassava ulteriormente e si riusciva a farla passare.

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Di comune accordo tra le famiglie si iniziava la trebbiatura da una parte del paese e si proseguiva fino all'altra estremità. Il posizionamento, sul punto di trebbiatura, era studiato con cura in modo da permettere alla macchina di effettuare quanto più lavoro possibile in quella posizione secondo la disposizione dei vari mucchi di grano "varcù" presenti in quella postazione "ara". Il segnale di inzio veniva dato dal suono di una sirena azionata manualmente poggiando la puleggia della stessa sulla cinghia che trasmette il movimento dal trattore alla trebbia.

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Si aspettava con ansia di vedere uscire il primo grano dalle apposite bocchette e vedere così riempito il primo sacco al quale corrispondeva una tacca su un apposito bastoncino che al termine serviva per calcolare la quantità di grano prodotto dal raccolto relativo.

I sacchi venivano trasportati   presso il magazzino del proprietario, a mano o con il carro secondo la distanza che si doveva coprire.

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Ad allietare la fatica, di tanto in tanto, ragazze con luccicanti grembiuli ed una canestra resa elegante dalla tovaglia che, disposta all'interno per proteggerne il contenuto, penzolava all'esterno spicchi passionalmente ed   artisticamente ricamati. Con timidezza ma anche con tanta spontaneità, invitavano, i vari occupanti le postazioni di manovra, a rilassarsi per un attimo e gustare qualche dolce accompagnato sempre con bevuta di vino cotto ed acqua fresca.

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Coloro che portavano i sacchi di grano, all'interno del magazzino, trovavano puntualmente un tavolo con sopra delizie casarecce di ogni genere, salame, prosciutto, ciauscolo, formaggio, pane fresco, dolci paste al forno, ciambelloni e  vino cotto.  

Il lavoro si interrompeva al momento del pranzo "merenna" offerto dalle famiglie relative al grano trebbiato. Per questa occasione ogni famiglia conservava le cose migliori, i prodotti di casa più belli, i polli o le galline più grosse, ecc. ecc.

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Tutto veniva fatto per ben figurare e non essere criticati. Durante il pranzo non mancavano i  commenti riguardanti la bontà del pranzo offerto ma principalmente il discorso si accentrava sulle considerazioni tecniche in merito alla quantità del grano raccolto e naturalmente ci si complimentava con il proprietario. Poi il pensiero andava alle fatiche sopportate per la lavorazione del terreno, la semina, la raccolta e non di meno alle difficoltà incotrate per le avversità metereologiche. Al termine comunque un "grazie a Dio" veniva pronunciato con estrema umiltà lasciando algli altri giudicare se qualcosa era dovuto anche alla capacità ed alla tenacia espressa. Dopo la cena si recitava il rosario e finalmente qualche ora di riposo e,  la mattina molto presto, dopo aver accudito con cura tutti gli animali, con costante calma si dirigevano sul posto di lavoro.Quelle che vedete a sinistra sono le immaggini  della trebbia, una macchina molto complessa che con una trasmissione di pulegge e cinghie consente di separare il grano dalle spighe e di convogliare la paglia, la pula e il grano in differenti punti della macchina.

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Gli uomini esperti per la composizione del pagliaio si dispongono in prossimità dell'uscita della paglia, quelli esperti per la raccolta della pula nel relativo punto di uscita e quelli addetti alla riempitura dei sacchi di grano in prossimità delle bocche di uscita del grano. I personaggi erano sempre gli stessi nei differenti compiti e quindi nel corso degli anni gli stessi acquisivano sempre una esperienza maggiore, ogn'uno per il proprio ruolo.  Il lavoro più pericoloso era svolto dalla persona che immetteva le gregne di grano all'interno del battitore. Si tratta di un tamburo rotante avente la superfice esterna provvista di denti e scanalature.

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Le gregne di grano introdotte nella macchina passando tra il battitore rotante ed il controbattitore che sta fermo, vengono sottoposte ad una energica battitura e compressione per cui i grani escono dalle spighe e, passando attraverso la griglia del controbattitore, vengono convogliati in crivelli. La paglia passa invece sugli scuotipaglia , che separano i granelli eventualmente ancora presenti, ed esce infine all'esterno e successivamente raccolta dagli addetti al pagliaio. Un tempo tutte queste operazioni venivano eseguite a mano, battendo manciate di spighe all'interno di una botte senza fondo o sopra un selciato  appositamente costruito  "aia".

Per la raccolta e la trebbiatura di questo prodotto sono state costruite macchine sempre più sofisticate e complete. Attualmente, le fasi di mietitura e trebbiatura avvengono contemporaneamente e direttamente sul terreno coltivato.  Fin qui, la genuinità, anche se non in modo completo, è ancora conservata, ma qualche dubbio nasce con le successive fasi di lavorazione a cui questo prodotto viene sottoposto per poter successivamente arrivare sulle nostre tavole da pranzo.

Tanto ha fatto l'uomo per alleviare le fatiche e per aumentare le capacità produttive, ma poca è stata l'attenzione, in questa dedizione, alla conservazione della genuinità dei prodotti. Si può ancora intervenire, siamo in tempo, ma necessita una volontà molto grande poichè le forze di resistenza sono molto potenti.

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